Considerazioni sul ciclismo e sul calcio…

I recenti eventi di Catania, tragicamente prevedibili e previsti,  mettono in luce quanto fragile sia il mondo dello sport nei confronti delle tendenze della società attuale. Per gli appassionati di ciclismo questo si traduce in un timore.

Il ciclismo su strada, per sua natura, è naturalmente potenzialmente esposto alle intemperanze del pubblico. Dobbiamo ringraziare la civiltà degli appassionati di questo sport se finora, parlando del ciclismo moderno, i problemi sono stati assolutamente marginali. C’è stato il caso di uno sconsiderato che si è messo in mezzo alla strada al passaggio del gruppo del Giro; c’è stato qualche battibeccco fra Belli e i tifosi di Simoni qualche anno fa, qualche scontro fortuito, qualche manata. Cose da poco fin’ora. Ma la preoccupazione c’è perchè il contatto diretto tra gli atleti e il pubblico rende fragile qualsiasi contromisura.

E’ vero che per fortuna stiamo parlando di ipotesi, sono ipotesi che vengono spontanee quando si vede per quali futili motivi oggi si uccide.

Al di là dell’importanza sociale data al calcio in Italia, il numero dei tifosi e il concentrarsi di folle molto più elevato, viene da chiedersi quale altra differenza tra i due movimenti possa giustificare una così diversa entità del problema.

Una possibile differenza potrebbe essere la diversa percenzione dello stadio e delle zone limitrofe rispetto alla “strada”. In effetti la sensazione è che per alcuni la “zona stadio” è percepita come area “fuori dalle regole”, una zona dove sono tollerati comportamente altrimenti considerati allarmanti.

Quindi se un ipotetico “tifoso” di Ivan Basso cominciasse a minacciare di provocare danni fisici il suo rivale Simoni, sarebbe immediatamente segnalato alla forza pubblica in quanto il fatto si svolgerebbe sulla pubblica strada, a maggior ragione se tentasse di passare alle vie di fatto. La strada è un luogo dove i comportamente minacciosi e potenzialmente violenti sono percepiti immediatamente come inconpatibili.

Viceversa le urla e gli ulati allo stadio sembra che facciano colore, ancorà di più, che facciano spettacolo. Tranne che sono poi i prodromi di pestaggi, danneggiamenti e gravi intimidazioni, in un luogo nel quale si pratica una sorta di sospensione della legalità.

W al ciclismo, que viva!

1 commento

Archiviato sotto altri sport, Corse, Mondo delle due ruote

Una risposta a Considerazioni sul ciclismo e sul calcio…

  1. mjp

    E’ vero anche che nel ciclismo non si possono creare rivalità di lungo periodo tra tifoserie, perchè non è la squadra l’elemento centrale per il pubblico, ma il singolo campione.
    E poi difficilmente possono formarsi campanilismi tra città diverse, oltre al fatto che i tifosi sono sparpagliati lungo la strada e quindi non si crea l’effetto “branco” contrapposto a quello nemico.
    Ma tutte queste considerazioni non spiegano come mai fenomeni simili non si verifichino (neppure in forma minore) in sport come basket o pallavolo, in cui l’elemento “zona stadio” non manca.
    Tradizionalmente, in Europa, il calcio è diventato (per una piccola parte della società, composta prevalentemente da giovani) lo strumento domenicale per sfogare la frustrazione settimanale.
    Non si vede all’orizzonte una ricetta per risolvere il problema.
    Non è bello mettere tifosi di sport diversi a confronto, ma continuo a ritenere gli appassionati di ciclismo un grande esempio di correttezza, sentimento e partecipazione.
    Le ali di folla nelle tappe alpine sono sempre uno spettacolo che da i brividi, possa il ciclismo esserne sempre degno!

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