Gio, 15 Febbraio 2007
I recenti eventi di Catania, tragicamente prevedibili e previsti, mettono in luce quanto fragile sia il mondo dello sport nei confronti delle tendenze della società attuale. Per gli appassionati di ciclismo questo si traduce in un timore.
Il ciclismo su strada, per sua natura, è naturalmente potenzialmente esposto alle intemperanze del pubblico. Dobbiamo ringraziare la civiltà degli appassionati di questo sport se finora, parlando del ciclismo moderno, i problemi sono stati assolutamente marginali. C’è stato il caso di uno sconsiderato che si è messo in mezzo alla strada al passaggio del gruppo del Giro; c’è stato qualche battibeccco fra Belli e i tifosi di Simoni qualche anno fa, qualche scontro fortuito, qualche manata. Cose da poco fin’ora. Ma la preoccupazione c’è perchè il contatto diretto tra gli atleti e il pubblico rende fragile qualsiasi contromisura.
E’ vero che per fortuna stiamo parlando di ipotesi, sono ipotesi che vengono spontanee quando si vede per quali futili motivi oggi si uccide.
Al di là dell’importanza sociale data al calcio in Italia, il numero dei tifosi e il concentrarsi di folle molto più elevato, viene da chiedersi quale altra differenza tra i due movimenti possa giustificare una così diversa entità del problema.
Una possibile differenza potrebbe essere la diversa percenzione dello stadio e delle zone limitrofe rispetto alla “strada”. In effetti la sensazione è che per alcuni la “zona stadio” è percepita come area “fuori dalle regole”, una zona dove sono tollerati comportamente altrimenti considerati allarmanti.
Quindi se un ipotetico “tifoso” di Ivan Basso cominciasse a minacciare di provocare danni fisici il suo rivale Simoni, sarebbe immediatamente segnalato alla forza pubblica in quanto il fatto si svolgerebbe sulla pubblica strada, a maggior ragione se tentasse di passare alle vie di fatto. La strada è un luogo dove i comportamente minacciosi e potenzialmente violenti sono percepiti immediatamente come inconpatibili.
Viceversa le urla e gli ulati allo stadio sembra che facciano colore, ancorà di più, che facciano spettacolo. Tranne che sono poi i prodromi di pestaggi, danneggiamenti e gravi intimidazioni, in un luogo nel quale si pratica una sorta di sospensione della legalità.
W al ciclismo, que viva!
Mer, 24 Gennaio 2007
Lunedì 5 febbraio alle ore 21,00 su Raiuno, andrà in onda il film “IL PIRATA-Marco Pantani, l’orgoglio ritrovato”.
In questa fiction, prodotta dalla Ballandi Entertainment per la Rai e diretta da Claudio Bonivento, Marco Pantani avrà il volto e il fisico di Rolando Ravello.
Speriamo che l’attenzione del regista si sia rivolta principalmente al lato sportivo della vicenda personale del nostro Marco,e non indulga eccessivamente in particolari morbosi.